Premi e riconoscimenti

Il romanzo si è classificato primo assoluto al Premio Letterario Internazionale “Europa”,  XII edizione 2011, promosso dalla Università della Pace della Svizzera Italiana di Lugano e dalla Universum Switzerland di Lugano.

La cerimonia di premiazione si è tenuta a Lugano lo scorso 8 maggio. È intervenuto il  Dott. Dato Magradze, già Ministro della Cultura della Repubblica della Georgia, candidato al Premio Nobel per la Letteratura 2011 e insignito, durante la cerimonia, della nomina di Ambasciatore Culturale della Universum Switzerland. Presenti in sala Vakhtang Andguladze, Console Generale della Georgia a Roma e Nikoloz Shenghelaia, Regista e Pittore georgiano di fama internazionale.

Per approfondimenti a riguardo dell’evento Vi segnaliamo il link:

http://www.sanremobuonenotizie.it/index.php?option=com_content&view=article&id=19203%3Alugano-tutti-i-premiati-al-concorso-letterario-europa&catid=98%3Aoltre-il-ponente&Itemid=322&lang=en

Presentazione libro ed occasione per conoscerci

Potrete conoscere l’autrice nei giorni 27 e 28 novembre, nell’ambito della manifestazione “Natale idee regalo”. La manifestazione, patrocinata dal Comune di Pizzighettone e dalla Provincia di Cremona, si svolgerà a Pizzighettone (CR), all’interno delle Case Matte della Cerchia Muraria.

Per saperne di più

Il fascino della trasformazione

Sono sempre stata affascinata dal cambiamento che alcune persone riescono a realizzare nella propria vita. Il prima e il dopo è un concetto che mi ha sempre attratto. Non intendo i cambiamenti esteriori del tipo “la ragazza con o senza trucco”, che risultano talvolta divertenti e che comunque nel romanzo in parte esistono. Mi riferisco ad un lavoro interiore, di sviluppo della propria personalità. Spesso le persone che riescono davvero a realizzare progetti e cambiamenti importanti, quasi radicali, posseggono una volontà ferrea che li porta  a raggiungere il proprio obiettivo.

Il romanzo è dunque improntato ad un cambiamento che colpisce i protagonisti. Sembrerà strano l’uso del termine “colpire”, di solito i cambiamenti si cercano e a volte si subiscono, ma per alcuni personaggi il termine mi sembra appropriato.  Sostanzialmente, nel romanzo, il cambiamento “volontario” viene attuato da Elizabeth che, per realizzarlo, necessariamente andrà ad interagire con altre persone. La sua volontà la porterà a desiderare il cambiamento anche di altri. Elizabeth arriverà davvero a modificre il corso della vita dei vari protagonisti.

Paul e James

Sono i protagonisti maschili, simili in tutto li separano solamente pochi anni e hanno la stessa mentalità a riguardo di come vivere la vita. Tra di loro c’è antagonismo e gelosia, soprattutto da parte di Paul nei confronti di James. A loro sono affezionata, perchè pensati contemporaneamente ad Elizabeth. Il titolo del romanzo fa riferimento alla protagonista, ma in fondo è un pò ingiusto perchè le due figure maschili hanno un impatto, sullo svolgimento della storia, che non è differente da quello di Elizabeth. Creare un personaggio è divertente e creare Paul lo è stato davvero molto. Ho cercato di renderlo leggero ma interessante, sensibile, un pò indifeso, con aspetti del carattere anche femminili; un tipo che ama la fisicità ma anche il sentimento, un uomo allegro che a tante donne farebbe piacere avere accanto. L’ho contrapposto a suo padre James e i conflitti tra i due nascono dalle loro uguaglianze.

Jennifer si scatena

[...]Paul aveva sempre bisogno di sensazioni forti perchè, pur sembrando un tipo leggero e insensibile a tutto, in realtà era uno che dentro si arrovellava l’anima nel ricordo della sua infanzia e per lui provare sensazioni forti, soprattutto di tipo sessuale, voleva dire riuscire a non pensare a nulla. Quegli incontri gli impedivano di far riemergere ricordi di un tempo passato che provocavano sofferenza e rancore.[...]

[...]Aveva sempre concepito quella della segretaria come una figura tutto fare, nella sua mente era però dispiaciuto che quella sua segretaria non fosse tanto bella da diventare per lui una vera tutto fare.[...]

[...]Il giorno dopo Paul arrivò in ufficio assieme a Jennifer, la donna era pronta a far pagare in qualche modo ad Elizabeth l’intrusione del parcheggio e così le organizzò un tranello; a metà mattina le ordinò di preparare il caffè e, nel momento in cui Elizabeth si trovò a portare il vassoio con tazze e zuccheriera pronta per servire, Jennifer le fece uno sgambetto e la povera ragazza rovesciò il caffè addosso a Paul e sul pavimento. Jennifer sgridò Elizabeth ad alta voce: «Sei una incompetente, non meriti assolutamente fiducia; com’è possibile che sia accaduto questo? Dovresti pensare di più a svolgere le tue mansioni di segretaria piuttosto che comportarti da guardona e impicciona. Ti ricordo che non sta a te intrometterti nella vita dei tuoi responsabili dopo l’orario di lavoro. Ora pulisci e prepara un nuovo caffè».[...]

Lo scapolo d’oro

[...]Paul era veramente un bell’uomo e come tale attirava l’attenzione delle donne, quelle che per qualche motivo arrivavano a conoscerlo se ne invaghivano sempre, ma Elizabeth non amava questo tipo d’uomo, a parer suo molto leggero e di poca sostanza.[...]

[...]Per la sua mansione di segretaria Elizabeth dovette stare sempre gomito a gomito con i due; così si accorse che Jennifer guardava male ogni donna che Paul incontrava e ogni volta che qualche donna era stata in riunione assieme al suo amante senza che anche lei ci fosse, Jennifer entrava poi nella sala riunioni, a incontro terminato, per controllare che non ci fossero appuntamenti pericolosi in agenda e il libro, di abitudine, veniva lasciato sul tavolo.   Elizabeth cercò di non dare retta alla tentazione dispettosa di nascondere l’agenda, ma, per far disperare Jennifer e per passare per una segretaria inefficiente che spostava le cose e non sapeva dove le avesse messe, decise di cambiare spesso posto all’agenda degli appuntamenti. Jennifer non gradì assolutamente la cosa e, ignara del giochino, pensò che la segretaria fosse inefficiente, ma non poté farsi vedere arrabbiata alla continua ricerca del libro perché sarebbe stata smascherata e Paul non avrebbe gradito un controllo assiduo della sua vita da parte della sua amante.[...]

La presentazione

[...]Paul si avvicinò ad Elizabeth, che già aveva cominciato ad aprire alcuni cassetti per cercare di sistemarsi: «Di solito delle assunzioni me ne occupo io e, a volte, mio padre; ma so che questa volta è stata un’agenzia a fare il colloquio e così mi piacerebbe parlare un pò con te. Sono curioso, mi piacerebbe sapere come mai tu abbia deciso di partecipare alla selezione e abbia poi accettato di occupare il posto». Elizabeth lo guardò: «Avevo soprattutto bisogno di guadagnare, le mansioni mi sembravano belle e adatte a me», gli rispose; ma dentro di sé sapeva di averlo fatto perchè le piacevano le sfide e questa sarebbe stata una sfida con sé stessa[...]

[...]Elizabeth suonò il campanello e James aprì; era vestito in modo informale, indossava la tuta da ginnastica, quando le aprì la porta lei si trovò di fronte un bellissimo uomo in piena forma e sorridente, un sorriso che conquistava e la invitò ad entrare. Elizabeth si impose di non dimostrare soggezione e, notando che l’uomo le si rivolgeva con un certo distacco, gli disse: «Per una vera collaborazione penso che sia importante creare un rapporto basato sulla fiducia. Credo anche che James sia un nome troppo lungo e che faccia troppo vecchio, preferisco chiamarti J, semplicemente».[...]

[...]Infine Elizabeth gli fece una richiesta: «La prossima volta che ci incontreremo, dopo che ti avrò dettagliato cosa sia accaduto in oreficeria, tu suonerai e io canterò per te. Adoro cantare, mia madre cantava e ho ereditato da lei la voce». «Cosa ti fa pensare che ci potrebbe essere un altro incontro tra noi? Sto ancora valutando se ho fatto la scelta giusta», le disse lui ridendo nel vederla così sicura di sé: «Ancora non ho capito se sei la ragazza giusta per la posizione che stai ricoprendo e stai già pensando ai nostri prossimi incontri?!».  «Sono sicuramente la persona giusta e te ne accorgerai col tempo!». James rise ancora, sguaiatamente[...]

Il primo giorno

«Eccomi arrivata», Elizabeth annusò l’aria e sorrise, assaporò l’aria di Londra bella e dinamica, sorrise a sé stessa. Aveva con sé un borsone, conteneva tutte le sue cose e quasi non riusciva a sollevarlo, come se fosse un suo fedele amico parlò all’ingombrante bagaglio: «Sei veramente pesante, tra me e te facciamo proprio una bella coppia, sembriamo due balene!». La ragazza era alta un metro e ottanta centimetri e pesava abbondantemente più di centodieci chili, non passava certo inosservata data la stazza, inoltre portava i capelli con taglio a spazzola, con una piccola cresta, li aveva tinti color giallo canarino, non biondi ma proprio giallo e quello la rendeva ancora più visibile, decisamente vistosa. La sua filosofia di vita era semplice, non importava che vestito una persona portasse o che corpo avesse, se una persona valeva era perché aveva capacità che andavano al di là dell’apparenza.[...]

[...]Decise di spostarsi per la città usando prevalentemente le proprie gambe poiché non aveva né lavoro né molto denaro, scelse di dormire in ostello e si mise subito alla ricerca di un’occupazione retribuita. Cominciò col cercare un lavoro ad alto livello, ma il mercato non le offrì poi molto, in quel momento c’era richiesta di commesse e segretarie.[...]

[...]Si lamentò di essere stata scartata per via della foto: «Non ci si comporta così, siete stati scorretti». Sentendo del brusio dalla porta della stanza d’albergo uscì un uomo di quarantacinque anni, un bell’uomo davvero, alto un metro e novanta, il fisico atletico, il viso interessante con naso affilato e sorriso smagliante, gli occhi blu vispi e penetranti. Chiese cosa stesse succedendo, la voce era bassa, il tono profondo e sensuale, le si avvicinò:  «Signorina, cosa c’è che non va?». Elizabeth rispose prontamente: «Se voi siete la persona che ha pubblicato l’annuncio di lavoro, probabilmente state facendo un errore scartandomi a priori; sono io la persona che state cercando, una persona in gamba e di fiducia».

L’uomo non parlò per qualche istante, ma la guardò solamente e poi la invitò a fare il colloquio e si presentò:  «Il mio nome è James Winther». Lei sorrise: «Il mio nome invece è Nicole Elizabeth Mary Ann Reed.». L’uomo sorrise: «Complimenti, non ho mai conosciuto una persona con così tanti nomi, quale usa di solito?». Lei: «Elizabeth, quando sono in Inghilterra».[...]

Scrivendo di lei

Io sono Stefania e siete giunti nella casa di Elizabeth Reed.

Sono orgogliosa di accogliervi con un cordiale benvenuto. Elizabeth Reed è la protagonista del mio romanzo d’esordio e per me è diventata quasi una figura reale. Scrivendo di lei, e della sua meravigliosa avventura, mi sembra quasi di aver portato Elizabeth a una vita vera; ho spesso la sensazione di averla accanto, come una sorta di angelo custode.

Posso definirla davvero un angelo custode, perchè ho scritto questo romanzo in un momento particolare della mia vita, pieno di dubbi e insicurezze, e accanto a me c’era sempre la presenza di Elizabeth; lei e il romanzo mi hanno permesso di non abbattermi, travolta da tristi pensieri. Devo dire che scrivere il romanzo è stata davvero un’avventura meravigliosa e la trama è stata immaginata per la maggior parte ascoltando musica, nel silenzio e nella solitudine del mattino, in estate quando presto sorge il sole e in inverno quando le giornate sono buie e il sole si alza tardi.

Elizabeth si è materializzata di notte e tra me e lei si è venuto a creare come un rapporto confidenziale, intimo, fino a fare mie alcune sue sensazioni e viceversa. Il personaggio è davvero di pura fantasia, come del resto lo sono tutti gli altri personaggi, ma per Elizabeth ho davvero un debole, potrei definirla il mio avatar.

Spero che di lei vi possiate “innamorare”, esattamente come succede nel romanzo a tutti quelli che arrivano a conoscerla.