Il primo giorno

«Eccomi arrivata», Elizabeth annusò l’aria e sorrise, assaporò l’aria di Londra bella e dinamica, sorrise a sé stessa. Aveva con sé un borsone, conteneva tutte le sue cose e quasi non riusciva a sollevarlo, come se fosse un suo fedele amico parlò all’ingombrante bagaglio: «Sei veramente pesante, tra me e te facciamo proprio una bella coppia, sembriamo due balene!». La ragazza era alta un metro e ottanta centimetri e pesava abbondantemente più di centodieci chili, non passava certo inosservata data la stazza, inoltre portava i capelli con taglio a spazzola, con una piccola cresta, li aveva tinti color giallo canarino, non biondi ma proprio giallo e quello la rendeva ancora più visibile, decisamente vistosa. La sua filosofia di vita era semplice, non importava che vestito una persona portasse o che corpo avesse, se una persona valeva era perché aveva capacità che andavano al di là dell’apparenza.[...]

[...]Decise di spostarsi per la città usando prevalentemente le proprie gambe poiché non aveva né lavoro né molto denaro, scelse di dormire in ostello e si mise subito alla ricerca di un’occupazione retribuita. Cominciò col cercare un lavoro ad alto livello, ma il mercato non le offrì poi molto, in quel momento c’era richiesta di commesse e segretarie.[...]

[...]Si lamentò di essere stata scartata per via della foto: «Non ci si comporta così, siete stati scorretti». Sentendo del brusio dalla porta della stanza d’albergo uscì un uomo di quarantacinque anni, un bell’uomo davvero, alto un metro e novanta, il fisico atletico, il viso interessante con naso affilato e sorriso smagliante, gli occhi blu vispi e penetranti. Chiese cosa stesse succedendo, la voce era bassa, il tono profondo e sensuale, le si avvicinò:  «Signorina, cosa c’è che non va?». Elizabeth rispose prontamente: «Se voi siete la persona che ha pubblicato l’annuncio di lavoro, probabilmente state facendo un errore scartandomi a priori; sono io la persona che state cercando, una persona in gamba e di fiducia».

L’uomo non parlò per qualche istante, ma la guardò solamente e poi la invitò a fare il colloquio e si presentò:  «Il mio nome è James Winther». Lei sorrise: «Il mio nome invece è Nicole Elizabeth Mary Ann Reed.». L’uomo sorrise: «Complimenti, non ho mai conosciuto una persona con così tanti nomi, quale usa di solito?». Lei: «Elizabeth, quando sono in Inghilterra».[...]

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